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SALERNO - Cattedrale di San Matteo. L'atrio: monumenti vari 3 #laculturanonsiferma


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Segue, dopo la Sala San Tommaso, addossato alla parete meridionale, un altro sarcofago, databile al III secolo, organizzato intorno al clipeo centrale con il ritratto a mezzobusto di uomo con la barba rada e capelli corti tirati in avanti, vestito con una toga contabulata. Sui due lati in maniera speculare sono raffigurati due putti o eroti alati a tutto campo, i quali reggono ciascuno con entrambe le mani una lunga ghirlanda che si snoda dall'angolo fino al tondo. Essi sono realizzati per coppie con l'uso di cartoni ribaltati. Sono, infatti, sovrapponibili il primo ed il terzo, il secondo ed il quarto. Ciò implica la possibilità che il sarcofago possa essere restituito ad un bottega regionale che perfeziona la lavorazione di prodotti semilavorati assorbendo motivi e configurazioni di officine microasiatiche.


Al di sopra è murata una lastra, il cui retro fu riutilizzato come piano dell'altare della Cappella Pinto. La sua fattura appartiene alla tipologia dei sarcofagi strigilati. Intorno ad una tabula centrale incorniciata da due paraste stilizzate e scanalate sono raffigurati su entrambi i lati le decorazioni strigilate, mentre le due estremità sono anch'esse delimitate da una coppia di paraste scanalate. L'incompletezza della tavola centrale senza iscrizione potrebbe essere riferita a qualcosa di approntato ma non ancora definito per la committenza. La caratteristica del fronte tripartito in forme geometriche lascia intendere un prodotto di bottega provinciale collocabile al III secolo. Nel campo sottostante sono scolpiti a bassorilievo un cervo ed un cane affrontati, dove quest'ultimo abbaia al primo.


Nella zona superiore è murato un frammento di pluteo altomedievale, databile al tardo XI secolo, raffigurante un motivo geometrico astratto con una serie di parallele e diagonali intrecciate come una grata di finestra. Non si conosce la sua provenienza ma non è escluso che potesse essere uno degli elementi delle transenne di protezione di qualche altare originario.

 

Chiude la parte meridionale il sarcofago detto del Buon Pastore, vedi foto, l’immagine paleocristiana di Gesù, un giovane imberbe con una pecora sulle spalle, memoria della parabola del pastore che cerca la pecorella smarrita. Nel nostro caso è raffigurato fra due alberi con due animali ai suoi piedi, memoria del gregge. Indossa una tunica corta, annodata in vita, lasciando la spalla nuda, e calza stivaletti fino al polpaccio.
La cassa ai suoi lati è strigilata e termina con due personaggi laterali, ossia una donna orante con le mani alzate e aperte in segno di preghiera ed un uomo con il rotolo nella mano. La collocazione cronologica potrebbe essere fissata al secondo quarto del IV secolo.

Antonio Braca, Guida illustrata alla Cattedrale di San Matteo, 2018 by Opera edizioni, Salerno

Fotografia di Corradino Pellecchia



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