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SALERNO - Cattedrale di San Matteo. L'atrio: monumenti vari 4 #laculturanonsiferma


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Sul lato settentrionale del quadriportico, dopo le scalette laterali è collocato il monumento funebre del giurista Benedetto Rotunno, composto da un sarcofago incastonato davanti ad una nicchia. Il coperchio a doppio spiovente è riscolpito con lo stemma della famiglia ed una lunga scritta in caratteri gotici: Hic jacet corpus sapientis viri Benedicti / Rotundi de Salerno- Iuris periti qui obiit Anno Domini M/CCCCXXVII die VIII mensis Novembris VI Ind.Quod/ Tumulum fuit sibi concessum nec pot (est) alteri .../Et ... non debet alius sepelliri cuis ... requiescat in pace amen. L'iconografia della cassa presenta sul fronte una composizione simmetrica disposta, in modo ascensionale, introno al clipeo centrale contenente la figura a mezzobusto della coppia di un uomo ed una donna. A destra e a sinistra sono raffigurate due bighe trainate da coppie di centauri. Sul carro a sinistra è raffigurato Dioniso con la parte superiore del corpo nuda e la testa incorniciata da pampini, sull'altro è raffigurato Ercole riconoscibile dalla pelle leonina annodata sul petto. La tipologia della cassa consente una datazione intorno alla metà del III secolo.


Molto interessante è l'affresco della nicchia superiore raffigurante Il Crocifisso con s. Pietro e s. Matteo. Nonostante le lacune e i danni si può intravedere lo stile di un artista che si muove in una cultura di giottismo misurato e accademico, memore della lezione di Roberto d’Oderisio, databile agli ultimi decenni del XIV secolo.


Segue sulla stessa parete il monumento di Agostino Pontano ovvero di Pontano d'Agostino morto nel 1547, come risulta dalla epigrafe sulla semplice cassa sormontata dalla statua del defunto giacente raffigurato con indosso la toga della sua professione.


Sul lato settentrionale, fra le colonne è collocato un sarcofago dalle non grandi misure. Uno dei due lati lunghi reca la scritta: Hic jacet magnifica mulier domina Marquisia de Baucio comitissa Mileti et Terrenove que obiit anno domini MCCCLXVII die XX mensis Septembris ind.
La cassa è ricavata da un sarcofago romano del sec. III, rilavorato nella seconda metà del XIV secolo. Dalla scritta si evince che il sarcofago fu reimpigato nel 1367 come tomba di Marchisia del Balzo, contessa di Melito e di Terranova. La donna era la seconda moglie di Ruggero Sanseverino, il potente feudatario angioino, da cui deriva lo stemma laterale del casato. Su uno dei lati lunghi sono scolpite delle figure alate, che reggono una tavola centrale su cui è stato riscolpito lo stemma diviso in palo dei due nobili casati dei Del Balzo e dei Sanseverino. In basso sono raffigurati simmetricamente due vasi rovesciati con fiori. Nei lati corti sono raffigurati due grifi alati affrontati intorno ad un candelabro.


Sul lato settentrionale, prima della porticina laterale è collocato il sarcofago riconoscibile, attraverso lo stemma della famiglia Santomango, scolpito sul coperchio nel XVI secolo. La cassa è decorata da festoni di frutta pendenti dai corni di cranio di bue, da cui deriva il nome della tipologia di bucrani. Questi motivi decorativi riportano a manufatti del I sec..


Al di sopra nella parete è murato un grande disco di porfido strigilato, probabilmente ricavato da una grande cassa di sarcofago riservato a qualche personaggio molto importante. La sua configurazione attuale potrebbe essere riferita alla Rota porphiretica importante nella liturgia della Chiesa medievale.


Sul lato sinistro della porta di ingresso al quadriportico è collocato un singolare sarcofago. La cassa, infatti, ha un fondo costituito da una lastra capovolta la cui faccia esterna è decorata da un rilievo raffigurante un personaggio maschile, abbigliato con una paenula aperta davanti dove si intravede il gonnellino con fibbia tonda. Regge in una mano un rotulo e nell'altra un bastone, mentre sul lato si nota il manico tondo del gladio. Con grande probabilità si tratta della dignità di un militare romano, forse un centurione. La sua collocazione originaria era sul lato della scala di accesso al duomo, a fronte strada, dove costituiva la vasca per l'acqua proveniente dalla fontana del quadriportico.

Antonio Braca, Guida illustrata alla Cattedrale di San Matteo, 2018 by Opera edizioni, Salerno

Fotografia di Vincenzo D’Antonio

 




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