Notizie della sua fondazione risalgono al primo Arcivescovo di Amalfi, Leone, che rivestì la carica dal 987 fino alla morte, avvenuta nel 1029, che concesse a Pietro, un eremita che viveva lì in compagnia del nipote Giovanni, di edificare la Chiesa di Santa Maria dell'Olearia, nel luogo in cui avveniva la lavorazione dell'olio.
L'evoluzione in senso monastico del sito avvenne dopo il 1087 quando l'eremo venne concesso dal Duca Ruggero Borsa a Pietro Pappacarbone, abate del Monastero Benedettino della SS.ma Trinità di Cava dei Tirreni. L'Abbazia nel 1580 viene poi incorporata nel capitolo della Cattedrale di Amalfi da Papa Gregorio XIII. Si registra già agli inizi del '700 lo stato di abbandono (Ughelli) e che alcuni locali fossero utilizzati come stalla. Costruito all'ombra di un grande antro roccioso naturale, nel corso del tempo buona parte di esso è stato trasformato ad uso privato.
I dipinti che decorano il complesso costituiscono il dato di maggior interesse. Si tratta di tre diversi cicli pittorici ad affresco, tutti medievali, ma eseguiti in tempi diversi dislocati in altrettanti ambienti sovrapposti. Nel primo di questi, comunemente chiamato cripta o catacomba, è presente il primo nucleo di affreschi da ricondurre alla cultura medievale campana tra X e XI sec. Sulla parete adiacente si riconoscono invece caratteri bizantineggianti, trasferiti qui attraverso la pittura eremitica pugliese del primo trentennio dell'XI sec. Sulla terrazza posta superiormente si trova la Chiesa che contiene il secondo ciclo di affreschi con scene cristologiche dell'Incarnazione e della Passione, attinte da repertori bizantini, ma di chiara impronta culturale campano-laziale. Infine, la moderna critica avvicina i dipinti della Cappella superiore di San Nicola alla pittura medievale romana tra XI e XII sec con rimandi alla cultura carolingia e tardoantica.
Fotografie di Vincenzo D'Antonio Copyright / Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino
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