
In allegato la nota del Soprintendente Miccio sulle condizioni della Chiesa San Filippo Neri di Salerno. Complesso sottoposto a tutela ai sensi del D.Lvo 42/2004
- articolo di stampa tratto dal quotidiano online de "LA CITTA'" del 15 agosto 2014
/Chiese nel degrado, la sferzata di Miccio/
C'è un progetto della Soprintendenza per la chiesa di San Filippo Neri, nel centro storico, il cui degrado fu documentato due mesi fa da un reportage fotografico. Un progetto che coinvolge, in una proposta di restauro e valorizzazione, anche le chiese di San Giorgio, Santa Trofimena, Sant'Andrea de Lama, Santa Maria de Alimundo e il complesso di San Domenico. È un piano da 4 milioni e 850mila euro, con cui la Soprintendenza ha partecipato nel 2009 a un bando regionale, che è stato dichiarato ammissibile ma per il quale il finanziamento non è mai arrivato. A renderlo noto è una lettera firmata dal soprintendente Gennaro Miccio e dal responsabile del procedimento Giovani Villani, con cui l'ente risponde all'esposto presentato da Massimo La Rocca e dall'architetto Daniele Migliano sul degrado di San Filippo Neri. La lettera è inviata per conoscenza anche alla Curia e al sindaco. E non è un caso, visto che nelle due pagine di risposta il soprintendente punta l'indice anche sulla mancata integrazione con altri enti e con l'autorità ecclesiastica, oltre che su un "privato" accusato di limitarsi alla critica ma rifuggendo dall'assunzione di iniziative che possano contribuire al recupero e al riutilizzo del patrimonio architettonico della città. «Per San Filippo Neri la Soprintedenza era intervenuta per avviare almeno un'azione di conservazione del bene, nonostante la mancanza di risorse» ricordano Miccio e Villani. E aggiungono che per ristrutturare gli edifici di culto l'impegno di un solo ente non basta, ma sono necessarie «azioni di valorizzazione alle quali partecipino soggetti pubblici (Stato, Regione, Province e Comuni) e privati, ma anche le istituzioni ecclesiastiche», che restano proprietarie del bene. Una chiamata alla corresponsabilità che non esclude gli operatori culturali: «Nonostante le norme di tutela e valorizzazione prevedano l'integrazione fra il pubblico e il privato, tale integrazione non si riesce ancora a fare. In particolare a Salerno, al di là delle varie associazioni senza scopi di lucro che lavorano a titolo volontario nella gestione di pochi beni culturali, non risultano "imprese culturali" in grado di gestire un complesso architettonico, anche per allargare l'offerta culturale. Ci si occupa più di criticare l'operato delle istituzioni, senza attivarsi in un settore nel quale le possibilità di impegni lavorativi possono essere inimmaginabili». (c.d.m.)
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