Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino
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 Carcere Borbonico - Via Dalmazia - Avellino

Storia

Il governo militare francese nel 1806 decretò la fine del feudalesimo e la nuova riorganizzazione del regno portò  Avellino  a sostituire Montefusco come capoluogo del Principato Ultra. Si avvertì subito la necessità di un assetto urbanistico adeguato al nuovo ruolo della città e prese l’avvio di un periodo di sviluppo edilizio più aderente alla nuova filosofia del costruire. Inoltre il trasferimento dei tribunali per le udienze civili e penali da Montefusco aveva evidenziato la mancanza di un carcere ad Avellino.
Alla fine del XVIII secolo infatti ,le vecchie prigioni avellinesi erano divise tra le stalle di Palazzo Caracciolo, i terranei di Palazzi Testa e degli Uberrati, luoghi orribili e crudeli in cui come dice Giuseppe Zingaretti: … gli uomini sono sepolti vivi in un carcere che ha del sepolcro la squallidezza e l’orrore, che nessuno ricorda de’ benefizi della vita

Si decise la costruzione di un nuovo edificio che sarebbe dovuto sorgere nell’area di Campo di Marte luogo delle esercitazioni militari di proprietà del signor Ciriaco Spagnuolo.
Il 4 agosto 1821 fu trasmesso a Napoli il primo progetto del Nuovo Carcere Centrale redatto dall’ing. Luigi Oberty. La commissione esaminatrice del corpo reale di Ingegneri di Ponti e Strade lo respinse perché troppo legato alle antiche concezioni edilizie e punitive e, indicò i principi  progettuali e concettuali cui si sarebbe dovuto attenere il nuovo carcere, la cui pianta …avrà la figura di un ottagono regolare inscritto in un cerchio, dal centro di questo cerchio saranno protratti, a guisa di raggi, sedici mura dalle quali otto vanno ad unirsi agli angoli dell’ottagono (…) di modo che la figura rimanesse divisa in sedici triangoli uguali (…).
Come tipologia edilizia riproponeva l’architettura dei lazzaretti, edifici collettivi, caratterizzati da bracci indipendenti convergenti in un corpo centrale circolare a panapticon(tutto visibile).

Si suggeriva la creazione di una struttura che oltre alla sicurezza garantisse un  alto livello di salubrità e di costume per i detenuti. Alla realizzazione del nuovo progetto contribuì Giuliano de Fazio, architetto molto attento alle nuove tendenze dell’architettura a livello europeo e noto per aver realizzato le serre in ferro, vetro e colonnati dell’orto botanico di Napoli.
Il progetto iniziale del carcere prevedeva la pianta ottagonale, che si dimostrò subito di difficile realizzazione, così per facilità di realizzazione si passò subito all’idea di una pianta pentagonale e quindi a quella esagonale.
Nel 1827 iniziarono i lavori, con la posa in opera della prima pietra ad opera della ditta Giovanni Antonio Zurlo.
Il primo padiglione venne completato nel 1832 cui seguirono il secondo braccio simmetrico e la cappella situata al secondo piano della tholos centrale.
Nel 1837 fu ultimato l’edificio centrale e nel 1839 venne montato il ponte elevatoio che permetteva l’attraversamento del fossato.
Negli anni 40 fu iniziata la costruzione dei restanti padiglioni posteriori, connessi a formare il caratteristico emiciclo.

L’assetto finale del Nuovo Carcere è testimoniato da un rilievo di Federico Amedeo del 1870.
I padiglioni- tre adibiti a carcere maschile, quello femminile e l’infermeria-sono stati funzionanti  dalla costruzione fino al 1987, malgrado i danni strutturali causati dal terremoto  del 1980. A seguito della dismissione della struttura  i detenuti furono  trasferiti nella nuova struttura carceraria  in località Bellizzi (frazione  di Avellino).

La lettura del monumento

L’importanza culturale insita nell’antico edificio borbonico non è stata da subito compresa dalle istituzioni locali, tant’è che il Piano Regolatore della città di Avellino, adottato nel 1969 ed approvato nel 1972, prevedeva la demolizione dell’intero complesso; solo grazie alla ferma opposizione della Soprintendenza ai monumenti della Campania, all’epoca competente  territorialmente, si giunse alla modifica di tale previsione .Successivamente alla dismissione del carcere il complesso edilizio fu completamente abbandonato sin quando, con il reperimento di fondi da parte del Ministero per i Beni Culturali, ebbero inizio i lavori di restauro.

La struttura è costituita da 5 padiglioni, oltre alla palazzina destinata agli uffici del direttore e alla tholos. L’alto muro di cinta in tufo racchiude tutti i corpi di fabbrica, delimitando in maniera marcata la funzione degli spazi annessi e del giardino. Le mura sono realizzate in tufo squadrato a scarpa con uno spessore variabile da 2,50 m al piano terra a1,2 m. al livello di camminamento, dell’altezza di 6m.
Sulla cresta del muro si sviluppano i camminamenti corselli utilizzati dal personale di custodia per tenere sotto controllo tutta la struttura
I tre padiglioni, destinati alla detenzione maschile, si differenziano dagli altri per una maggiore ricercatezza nel disegno della facciata, realizzati in mattoni pieni, con finestroni inquadrati in arcate incassate e marcapiani in pietra bianca, raccordati in modo originale con i corpi di fabbrica che consentono il passaggio diretto da un padiglione ad un altro.

Anche il padiglione destinato alla detenzione femminile, il primo ad essere realizzato, presenta la facciata in mattoni pieni, con al pianoterra grandi arcate a tutto sesto mentre i piani superiori sono scanditi da semplici finestroni rettangolari.
La sincronia dei prospetti è funzione della diversa organizzazione planimetrica presente all’interno dei padiglioni.
Quelli destinati alla detenzione maschile, all’interno presentano solo due grandi saloni per ogni piano, il padiglione femminile e l’infermeria sono organizzati con un corridoio centrale, sul quale si aprono le stanze. Pertanto le quinte laterali, altrimenti cieche, sono arricchite da due grandi finestroni con un arco a tutto sesto che illuminano il corridoio.

Il corpo di fabbrica utilizzato come infermeria presenta prospetti articolati in maniera ancora diversa. Il corpo scale presenta aperture di forma rettangolare strette e lunghe, che ripartiscono la facciata in parti simmetriche, arricchite da tre finestre per lato e dotate di marcapiano in pietra vesuviana che si interrompe in corrispondenza del vano scala. Le facciate laterali sono identiche a quelle sopra descritte e anche in questo caso, a chiusura del corridoio interno, presentano grandi finestroni con arco a tutto sesto. Inoltre il sottotetto, a differenza di quello non utilizzabile degli altri padiglioni, è illuminato da piccole luci posti al di sopra del cornicione di coronamento.

La tholos, struttura a pianta circolare che si erge al centro dell’intero complesso, era il fulcro distributivo di tutta la struttura e veniva utilizzato anche con funzione di cappella, almeno per quanto attiene il suo livello superiore, costituita da un ambiente  sormontato da una elegante cupola decorata da stucchi lineari e illuminata da grandi finestroni.
Dalla tholos il personale di guardia poteva accedere agevolmente a tutti i padiglioni tramite il corridoio del piano terra che consentiva l’accesso ai vari cortili. Sempre dalla tholos tramite la terrazza del primo piano, si raggiungevano i corselli, veri e propri camminamenti di guardia che costeggiavano i padiglioni, collegando il centro del carcere alle mura perimetrali.

Il complesso comprende anche numerosi ambienti ad un solo livello costruiti nei cortili in fasi successive, utilizzati dalla struttura carceraria come cucine, officine, falegnameria e altre attività .
Oltre il muro di cinta un profondo fossato, separa dalla città l’insieme dei fabbricati.
Finché la struttura è stata utilizzata come casa di detenzione, il fossato interamente scoperto, profondo 6m. e largo 6m, era protetto da un muro in tufo che fuoriusciva per circa 1,2 m. dal ciglio della strada. Le uniche possibilità di accesso alla struttura carceraria erano consentite attraverso due passerelle che scavalcavano il fossato, posizionate ai due lati diametralmente opposti dell’esagono: uno all’ingresso della palazzina comando e l’altro dove è ubicato l’attuale ingresso ai padiglioni di proprietà dell’Amministrazione provinciale.

Nella seconda metà degli anni ottanta, a seguito della progressiva dismissione come casa di reclusione, sul fossato è stata realizzata una copertura, che ha interessato quattro dei sei lati.
Lungo tutto il perimetro del fossato è stata realizzata una protezione costituita da un basso muretto in calcestruzzo sagomato
A seguito del trasferimento della struttura carceraria, il giardino, retrostante la palazzina comando, si presentava in totale stato di abbandono; le opere sono consistite in una serie di interventi mirati al restauro e alla conservazione del giardino e delle essenze arboree presenti.
Il giardino è costituito da due ampie zone con aiuole e vialetti interni, leggermente sopraelevate rispetto ai viali pavimentati in pietra calcarea bianca. Le aiuole sono perimetrate con una cordolatura in blocchetti di tufo lavorati a becco di civetta, rifatti solo nei tratti in cui i blocchetti risultavano danneggiati.

Attualmente dal punto di vista patrimoniale l’Amministrazione provinciale di Avellino è proprietaria di tre padiglioni a nord (ex bracci per la detenzione maschile) e spazi annessi, mentre gli altri due padiglioni, l’ex palazzina comando, la tholos e il giardino sono di proprietà del Demanio dello Stato, che li ha assegnati al Ministero per i beni e le Attività Culturali.
Nell’immediato dopo terremoto, la ex Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Salerno e Avellino, subentrata per competenze a quella della Campania, ha iniziato a profondere risorse progettuali e poi economiche per dare avvio al restauro di alcuni bracci del complesso che versavano in completo stato di abbandono. Di concerto con l’Amministrazione provinciale si è scelto di iniziare i lavori su uno dei tre padiglioni destinati alla detenzione maschile. Successivamente grazie a vari finanziamenti statali ed europei, sempre a cura della Soprintendenza, è stato completato il restauro dell’intero complesso.
Il padiglione, utilizzato  nel passato come infermeria, è stato destinato a sede delle Soprintendenze  B.A.P e B.S.A.E, la palazzina di comando è impiegata dalla sede della Soprintendenza Archeologica di SA-AV-CE-BN e, il padiglione destinato alla detenzione femminile è stato occupato dagli uffici dell’Archivio di Stato.

Il restauro delle mura di cinta, del giardino e della tholos ha consentito l’apertura al pubblico di una cospicua parte del complesso che, posto al centro della città, assurge a ruolo di polo culturale mediante la proposizione di eventi d’arte che illustrino in special modo al grande pubblico, l’importanza di un rapporto facile e diretto con il mondo della cultura.

PROSPETTIVA DALL'ALTO

 

 Carta dei Servizi

Luogo: Avellino, via Dalmazia, Carcere Borbonico
Telefono: 0825 279211
Fax: 0825 24269
E-mail: sbap-sa.av.biblioteca@beniculturali.it
Sito web: http://www.ambientesa.beniculturali.it





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